La tradizione di san Francesco
Secondo la tradizione francescana, san Francesco d’Assisi passò da questo luogo nel 1218 e vi sostò per qualche tempo. Avrebbe costruito un riparo utilizzando la scarza, una pianta palustre dalla quale sarebbe derivato il nome Scarzuola. Alla stessa tradizione appartengono il racconto della sorgente fatta scaturire dal Santo e quello del lauro e delle rose da lui piantati.
Non è conosciuto un documento del 1218 che confermi questi avvenimenti. La loro memoria, tuttavia, è molto antica. Una vita volgare di san Francesco composta nel pieno Trecento ricorda infatti fra Senso, religioso laico noto per la sua vita contemplativa, precisando che era sepolto nel luogo di Montegiove «che è mo’ chiamato La Scarzola». Il nome Scarzola e la presenza di una memoria francescana legata a Montegiove risultano quindi attestati già nel XIV secolo.
L’oratorio di Colle Pornellese: 1282
Il primo documento sicuro per la storia dell’insediamento è datato 24 ottobre 1282. Nerio, figlio di Bulgaruccio e appartenente al lignaggio dei conti di Marsciano, si presentò al vescovo di Orvieto Francesco Monaldeschi chiedendo il permesso di costruire un oratorio nella contrada di Montegiove, nel luogo chiamato Collis Pornellesis.
Il vescovo concesse la licenza di costruire l’oratorio e di celebrarvi la messa e gli altri uffici divini. Nerio è indicato nel documento come frater de penitentia ordinis continentium. L’atto non nomina san Francesco, la capanna di scarza o la fonte e non afferma che il convento fosse già costruito: documenta precisamente la concessione per realizzare un oratorio.
San Francesco in lievitazione
Nell’abside della chiesa della Santissima Annunziata della Scarzuola si conserva un importante affresco raffigurante san Francesco in levitazione, datato dagli studi alla prima metà del XIII secolo. Il Santo è rappresentato con l’aureola e il semplice abito dei frati Minori, in una posizione interpretata come momento di estasi durante la preghiera. La scena, oggi conservata solo parzialmente, appartiene a una fase molto precoce dell’iconografia francescana e costituisce una delle più antiche raffigurazioni pittoriche conosciute di san Francesco. Proprio per questa antichità l’affresco riveste un interesse che supera la storia locale della Scarzuola, inserendosi nel più ampio processo di formazione dell’immagine del Santo negli anni immediatamente successivi alla sua morte, avvenuta nel 1226, e alla canonizzazione del 1228. L’opera è stata oggetto di studi specifici da parte di Corrado Fratini e Chiara Frugoni, che ne hanno sottolineato il rilievo nell’ambito della prima iconografia francescana. La sua presenza, tuttavia, non costituisce di per sé una prova documentaria del passaggio di Francesco alla Scarzuola nel 1218, che resta affidato alla tradizione francescana.
Santa Maria di Montegiove nel 1357
Il 23 ottobre 1357 il vescovo di Orvieto Ponzio de Péret visitò personalmente la chiesa di Santa Maria di Montegiove. Fu ricevuto in processione da frate Angelo, rettore della chiesa, e trovò l’edificio e la sua amministrazione in condizioni soddisfacenti sia dal punto di vista spirituale sia da quello materiale.
A settantacinque anni dalla licenza concessa a Nerio, esisteva quindi una chiesa regolarmente officiata, affidata a un religioso e inserita nella struttura ecclesiastica della diocesi di Orvieto.
La Scarzuola e l’Osservanza francescana
Nel 1373 la Scarzuola entrò direttamente nella prima storia dell’Osservanza francescana. Il 28 luglio papa Gregorio XI concesse il proprio sostegno alle comunità legate alla riforma promossa da Paoluccio Trinci. La cancelleria pontificia di Avignone predispose lettere destinate ai diversi eremi interessati; tra questi vi era la Scarzuola, nella diocesi di Orvieto. Una copia della lettera indirizzata specificamente ai frati della Scarzuola è stata pubblicata nel 1976 dallo storico francescano John R. H. Moorman. La documentazione colloca quindi con certezza il convento di Montegiove tra i primi insediamenti coinvolti nel movimento che avrebbe dato origine all’Osservanza francescana.
I conti di Marsciano
Il rapporto tra la Scarzuola e i conti di Marsciano durò per secoli. La famiglia aveva interessi e proprietà nel territorio di Montegiove e mantenne uno stretto legame con il convento, che divenne anche luogo di sepoltura familiare.
Ferdinando Ughelli, nella storia della famiglia pubblicata nel 1667, parla dell’antica sepoltura dei Marsciano nella chiesa della Scarzuola e ricorda diversi membri della casata qui sepolti. Tra questi vi fu Todeschina, figlia del celebre capitano di ventura Erasmo da Narni detto il Gattamelata e moglie di Antonio di Marsciano. Todeschina morì nel 1498 nel castello di Poggio Aquilone e fu deposta nella sepoltura di famiglia alla Scarzuola.
Lo stemma dei conti di Marsciano è ancora presente nella chiesa, sopra l’altare maggiore, a testimonianza di questo lungo rapporto.
Il convento tra Seicento e Settecento
Nel corso dei secoli il complesso fu ampliato e trasformato. La parte più antica del convento era costituita da un piccolo dormitorio con celle molto strette; successivamente furono costruiti altri ambienti attorno al chiostro. Padre Benvenuto Bazzocchini attribuiva probabilmente al 1680 un importante intervento promosso da Ludovico Mariscotti, durante il quale la chiesa fu restaurata e il convento ampliato.
La comunità viveva in una posizione isolata e dipendeva anche dalle questue nei centri e nelle campagne circostanti. Un testamento di Antonio dei conti di Marsciano ricordato dalle cronache francescane prevedeva aiuti ai religiosi soprattutto durante l’inverno, quando neve e cattivo tempo potevano impedire loro di uscire.
Il convento divenne anche luogo di formazione. Vi furono ospitati il noviziato e, in alcuni periodi, lo studio di filosofia. Esisteva inoltre una biblioteca, della quale le cronache ricordano manoscritti e opere ascetiche successivamente dispersi. Nel 1796, a causa della lontananza dai centri abitati, fu istituita anche una piccola farmacia per le necessità dei religiosi.
L’archivio del convento
Una parte della documentazione prodotta dalla comunità è ancora conservata nell’Archivio storico della Provincia Serafica dell’Umbria. Il fondo del Convento della Santissima Annunziata della Scarzuola comprende documenti dal 1412 al 1930.
Sono conservati carteggi, inventari dei beni, registri delle entrate e delle uscite, libri delle messe, memorie e un libro del noviziato relativo agli anni 1881-1897. Un inventario compilato nel 1749 censiva 139 unità archivistiche, delle quali soltanto una parte è giunta fino a noi.
Porta con incisa la figura di San Francesco Giullare di Dio, 1738
La Scarzuola alla fine del Settecento
Alcuni documenti conservati nel territorio permettono di seguire direttamente la vita del convento negli anni immediatamente precedenti alle soppressioni.
Il 29 febbraio 1792 fra Gaetano di Carnaiola, guardiano del convento della Santissima Annunziata della Scarzuola, rilasciò una ricevuta per la celebrazione di ottanta messe. Il 1° marzo 1797 Filippo d’Orvieto, presidente del convento, attestò la celebrazione di diciotto messe, tre delle quali cantate.
Alla vigilia degli sconvolgimenti politici della fine del XVIII secolo la Scarzuola era quindi ancora una comunità religiosa organizzata e attiva.
Soppressioni e ritorno dei frati
Il convento fu interessato più volte dalle soppressioni degli istituti religiosi. Una prima soppressione avvenne durante la Repubblica Romana nel 1798; una seconda nel 1810, durante il periodo napoleonico. Nel 1814 i Minori Riformati poterono tornare alla Scarzuola.
Nel 1843 la documentazione della parrocchia di Montegiove registra espressamente la presenza nel convento di una comunità dei Padri Riformati di San Francesco. L’anno successivo viene ricordata l’abitudine della popolazione di recarsi alla Scarzuola per ascoltare la predicazione. Nel 1851 alcuni religiosi del convento parteciparono alla missione religiosa celebrata a Montegiove.
Anche la documentazione civile registra i frati della Scarzuola. Nei documenti catastali della metà dell’Ottocento i religiosi compaiono tra i possessori di beni nel territorio di Montegiove e negli atti del Comune è ricordata anche una «lode della condotta dei frati della Scarzuola».
La soppressione del 1866 e il nuovo noviziato
Una nuova soppressione avvenne nel 1866. Il convento non rimase però completamente vuoto: almeno un religioso sacerdote vi rimase come custode. Nel 1869 le carte della parrocchia di Montegiove ricordano ancora questo religioso e le messe affidate al convento.
Nel 1876 il complesso fu riscattato dai religiosi e la Scarzuola tornò a ospitare il noviziato. La ripresa fu consistente. Nel 1880 sono documentati diciassette residenti nel convento: sei sacerdoti, quattro novizi o studenti e sette religiosi laici. L’anno successivo inizia il registro del noviziato oggi conservato nell’archivio francescano.
Gli ultimi decenni della comunità francescana
La riorganizzazione delle province francescane umbre alla fine dell’Ottocento modificò nuovamente la situazione del convento. Nei primi decenni del Novecento la comunità si ridusse progressivamente e il complesso conobbe periodi di affidamento e di affitto.
Nel 1922 cessò la presenza stabile della comunità conventuale. Le carte relative alla Scarzuola continuarono comunque a essere raccolte e conservate e il fondo archivistico comprende documentazione fino al 1930.
La memoria locale ha conservato ancora a lungo il ricordo dei frati e in particolare del cosiddetto frate cercatore, che percorreva le campagne con l’asino raccogliendo offerte di olio, vino, formaggio e altri prodotti destinati alla comunità.
La chiesa della Santissima Annunziata
La chiesa conserva la struttura risultante dalle diverse fasi costruttive e dai restauri succedutisi nei secoli. Sono presenti cappelle laterali, la cappella ottagonale del Crocifisso e l’altare maggiore dedicato alla Santissima Annunziata, sovrastato dallo stemma dei conti di Marsciano.
Nell’abside è stato riportato alla luce un importante affresco medievale raffigurante san Francesco, datato dagli studi storico-artistici alla prima metà del XIII secolo e considerato una delle più antiche raffigurazioni pittoriche del Santo.
La chiesa è tuttora consacrata e aperta al culto in forma di oratorio privato. La sua storia religiosa non si è quindi conclusa con la fine della comunità conventuale francescana.
Dalla Scarzuola francescana alla nuova proprietà
Dopo la cessazione della comunità stabile dei frati, il convento attraversò alcuni decenni di diversa utilizzazione. Con l’acquisto del complesso da parte dell’architetto Tomaso Buzzi si aprì una fase completamente nuova della storia della Scarzuola. Accanto alla chiesa e all’antico convento francescano sarebbe sorta la Città Buzziana, senza cancellare il nucleo religioso dal quale il luogo aveva avuto origine.
