La Scarzuola, nel territorio di Montegiove, è legata a due storie distinte: quella dell’antico complesso religioso francescano e quella della Città Buzziana, l’opera ideata e costruita nel Novecento dall’architetto Tomaso Buzzi. Questa pagina è dedicata esclusivamente alla seconda.
Per la storia della chiesa e del convento, dalle attestazioni medievali alla presenza francescana nei secoli, si rimanda alla pagina La Scarzuola – Il Convento.
La Città Buzziana
Nella valletta adiacente al convento Tomaso Buzzi realizzò una delle opere più singolari dell’architettura italiana del Novecento: una città privata, teatrale e immaginaria nella quale architettura, paesaggio, giardino, memoria, letteratura, archeologia, mito e autobiografia si sovrappongono continuamente.
Le fonti la indicano come Città Buzziana, Buzzinda e, negli appunti dello stesso Buzzi, anche come Città Albuzziana. Non è una città nel senso ordinario e non è neppure un semplice giardino monumentale. È una grande macchina scenica da attraversare, costruita attraverso scale, quinte, torri, teatri, porte, terrazze, specchi d’acqua, statue, frammenti classici, vegetazione e prospettive continuamente mutevoli.
Il Ministero della Cultura colloca la fase principale di progettazione ed esecuzione tra il 1958 e il 1978. Buzzi continuò tuttavia a elaborare la propria città negli ultimi anni della vita, attraverso schizzi, appunti, varianti e ripensamenti. Morì a Rapallo il 16 febbraio 1981.

Tomaso Buzzi, 1900-1981
Tomaso Buzzi nacque a Sondrio il 30 settembre 1900. Si laureò in architettura al Politecnico di Milano nel 1923 ed entrò molto presto nell’ambiente artistico e culturale milanese degli anni Venti.
Fu architetto, arredatore, disegnatore, progettista di giardini e interprete delle arti applicate. Nel 1927 partecipò alla fondazione de Il Labirinto, gruppo impegnato nel rinnovamento dell’arredamento e delle arti decorative. Dal 1928 collaborò con Domus; negli anni successivi lavorò accanto a Gio Ponti e tra il 1932 e il 1934 ebbe un ruolo di primo piano nella vetreria Venini.
La sua attività professionale lo mise in contatto con una committenza aristocratica e alto-borghese italiana e internazionale. Lavorò su ville, palazzi, castelli, interni e sedi diplomatiche, fra cui le Ambasciate d’Italia a Tokyo e Bangkok. Alla cultura architettonica ufficiale del Novecento rimase tuttavia in una posizione molto personale: al Razionalismo affiancava un interesse continuo per il mondo classico, il Rinascimento, il Manierismo, il teatro, la scenografia, le rovine, il giardino e l’architettura immaginaria.
La Scarzuola divenne il luogo nel quale questa cultura poté essere trasformata in architettura senza i limiti imposti da un committente. Qui Buzzi poté essere contemporaneamente architetto, scenografo, collezionista, disegnatore e autore del proprio paesaggio.
L’acquisto della Scarzuola: 1956 o 1957?
La data dell’acquisizione del complesso da parte di Buzzi non è riportata in modo uniforme dalle fonti autorevoli.
- l’Atlante dell’architettura contemporanea del Ministero della Cultura, la Fondazione Giorgio Cini e altre fonti indicano il 1956;
- il Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi del Ministero della Cultura, l’attuale sito ufficiale della Scarzuola e studi recenti indicano il 1957.
Le fonti concordano invece sul ruolo del marchese Paolo Misciattelli, che segnalò a Buzzi il complesso di Montegiove. In assenza della verifica diretta dell’atto di compravendita, è quindi più corretto collocare l’acquisizione nel biennio 1956-1957, mantenendo esplicita la divergenza invece di forzare una data unica.
Dal complesso storico alla città di Buzzi
Buzzi restaurò e adattò progressivamente parte dell’antico complesso, trasferendovi libri, disegni, opere d’arte, arredi, raccolte e il proprio archivio. Il convento e la nuova città non furono però concepiti come un unico organismo indistinto.
Nella lettura sviluppatasi intorno all’opera, il complesso francescano costituisce la città sacra, mentre la costruzione della valletta rappresenta la città profana. Quest’ultima non è tuttavia priva di una dimensione spirituale: è attraversata da continui riferimenti alla conoscenza, al tempo, alla trasformazione, al mito, alla morte, alla rinascita e alla ricerca interiore.
Il sogno della città ideale
L’idea di costruire una propria città precedeva di molti anni l’arrivo di Buzzi a Montegiove. Nei suoi scritti ricordò come il sogno si fosse formato già durante gli anni della formazione, studiando città dipinte, architetture ideali e scenografie rinascimentali.
Tra i riferimenti compaiono Baldassarre Peruzzi, Sebastiano Serlio, Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi, cioè autori nei quali architettura e rappresentazione teatrale si incontrano. Buzzi mise inoltre in rapporto ironico la propria città con la Sforzinda di Filarete e con la tradizione delle città ideali del Rinascimento.
Filarete aveva immaginato una città ideale mai realizzata. Buzzi, cinque secoli dopo, ebbe invece la possibilità di costruire materialmente la propria città immaginaria, anche se in forma volutamente frammentaria, instabile e continuamente trasformabile.
1958-1978: progetto e cantiere
Il Ministero della Cultura indica il 1958 come avvio della progettazione della Città Buzziana e il 1978 come termine convenzionale della fase di esecuzione. Queste date non devono però far pensare a un normale cantiere con un progetto iniziale definitivo, una sequenza lineare dei lavori e una conclusione prestabilita.
Alla Scarzuola progettare e costruire furono attività strettamente intrecciate. Buzzi disegnava, costruiva, modificava, correggeva e sovrapponeva. Un elemento già concepito poteva cambiare funzione o significato; un disegno veniva ripreso a distanza di anni; la costruzione reale suggeriva nuove soluzioni.
Schizzi, appunti e progetto
Il Censimento delle architetture contemporanee del Ministero della Cultura sottolinea che della Città Buzziana non esiste un unico progetto generale definitivo. L’Archivio Buzzi conserva invece una grande quantità di schizzi, appunti e varianti che testimoniano un processo creativo continuo.
Buzzi disegnava con rapidità, spesso a penna, utilizzando il foglio come strumento di pensiero prima ancora che come rappresentazione dell’opera conclusa. Questa caratteristica ha contribuito a diffondere l’idea di una Scarzuola costruita quasi direttamente attraverso intuizioni e schizzi.
Gli inediti di cantiere pubblicati nel 2025
Una ricerca pubblicata nel 2025 da Piero Barlozzini e Fabio Lanfranchi ha permesso di precisare notevolmente questo aspetto. Gli studiosi hanno analizzato un nucleo di disegni inediti realizzati da Buzzi durante le conversazioni con gli artigiani coinvolti nella costruzione della Città Buzziana.
Particolarmente importante è il fondo conservato dagli eredi di Valentino Galli, artigiano di Montegiove che realizzò le parti metalliche della cittadella e fu una presenza costante negli ultimi vent’anni di attività di Buzzi. I fogli comprendono disegni di cancelli, lunette, strutture metalliche e della Scala Musicale delle Sette Ottave.
Galli annotava sui disegni lo stato del lavoro: in alcuni casi scriveva «Eseguito»; in altri «Disegno da decidere con il Sig. Professore», quando l’oggetto richiedeva ulteriori decisioni. Lo studio ha mostrato inoltre che diversi elaborati contengono proiezioni ortogonali, indicazioni tecniche e prescrizioni sui profili metallici, configurandosi come veri e propri disegni esecutivi.
La distinzione è importante: non esisteva un masterplan esecutivo generale e immutabile della città, ma per singole opere Buzzi elaborava anche disegni operativi destinati concretamente alle maestranze.
Buzzi e le maestranze di Montegiove
La Scarzuola non è soltanto la materializzazione dell’immaginario di un architetto milanese. È anche il risultato di un cantiere fortemente radicato nel territorio di Montegiove.
Il caso di Valentino Galli documenta direttamente il rapporto tra Buzzi e gli artigiani locali. L’architetto trasferiva l’idea sulla carta, ne discuteva la fattibilità, indicava materiali e dettagli, mentre l’esperienza dell’artigiano interveniva nel passaggio dal disegno alla costruzione. Il cantiere stesso diventava così un luogo di progettazione.
Questo elemento lega in maniera concreta una delle opere più eccentriche dell’architettura italiana del Novecento al sapere tecnico e manuale delle maestranze di Montegiove e del territorio circostante.

La città come teatro
Uno dei caratteri più solidamente documentati della Scarzuola è la sua natura di architettura-teatro. Non esiste una separazione netta tra edificio, scenografia, giardino e paesaggio.
Scale, quinte, terrazze, porte, torri, acqua e vegetazione indirizzano lo sguardo e il movimento. La città non viene percepita da un solo punto: deve essere percorsa. A ogni spostamento cambiano prospettiva, rapporto tra primo piano e sfondo e dimensione apparente degli edifici.
Un’architettura può apparire monumentale da una posizione e trasformarsi in semplice quinta scenica da un’altra. Per Buzzi il teatro non è quindi soltanto una delle tipologie presenti nella città: è il principio che governa l’intera composizione.
I sette luoghi teatrali
Numerose fonti ricordano la presenza di sette teatri o, più correttamente, di sette luoghi teatrali. La cifra sette è quindi un elemento stabile della tradizione progettuale e critica della Scarzuola.
Occorre però una precisazione: le denominazioni non coincidono sempre nelle diverse pubblicazioni e non esiste un elenco universalmente adottato con gli stessi sette nomi. Nella letteratura compaiono, tra gli altri:
- Theatrum Mundi o grande teatro principale;
- Teatro all’Antica;
- Teatro dell’Arnia o Teatro delle Api;
- Teatro delle Acque, Teatro Acquatico o delle Naumachie;
- Teatro Erboso o Grande Teatro Verde;
- Teatro del Corpo Umano;
- ulteriori spazi teatrali integrati nel sistema complessivo della città.
Per questo motivo è preferibile conservare la formula storicamente attestata dei sette luoghi teatrali, senza trasformarla in un elenco rigido quando le fonti stesse adottano terminologie differenti.
Il percorso attraverso la Città Buzziana
La città non è organizzata come una collezione di monumenti indipendenti. Il percorso è parte integrante del progetto. La successione di discese, passaggi, porte, scale e risalite costruisce una vera esperienza spaziale.
Il Ninfeo degli Antenati
Il Ninfeo degli Antenati introduce il tema della memoria e collega idealmente la nuova città al luogo preesistente. Il ninfeo, l’acqua, la vegetazione e le presenze figurative costruiscono il passaggio tra il complesso storico e il mondo personale di Buzzi.
Le tre porte
Il sistema delle tre porte costituisce uno dei riferimenti più evidenti all’Hypnerotomachia Poliphili. L’idea della scelta e del passaggio viene trasformata in architettura: il visitatore non osserva una rappresentazione, ma è costretto fisicamente a entrare nel dispositivo scenico.
La Barca di Polifilo
La Barca o Vascello di Polifilo trasferisce materialmente nel giardino uno dei riferimenti letterari fondamentali dell’opera di Buzzi. Acqua, architettura e racconto vengono fatti coincidere nello stesso oggetto scenico.
Pegaso
La figura di Pegaso, presente anche nei disegni di Buzzi, appartiene al sistema di simboli mitologici della città. La sua posizione nel percorso rafforza la natura fantastica del passaggio dalla realtà quotidiana al mondo della Città Buzziana.
Il Theatrum Mundi
Il percorso conduce al nucleo scenografico principale, generalmente indicato come Theatrum Mundi. Qui la natura teatrale dell’intero impianto diventa immediatamente leggibile.
La cavea sfrutta la conformazione della valletta; il palcoscenico, le quinte, l’Acropoli, il Teatro dell’Arnia, l’acqua e il paesaggio retrostante partecipano alla stessa rappresentazione. Lo spettatore, muovendosi, finisce continuamente per trovarsi dentro la scena.
Il Teatro dell’Arnia
A un’estremità del sistema teatrale si colloca il Teatro dell’Arnia, indicato anche come Teatro delle Api. Il tema dell’alveare unisce architettura e simbolo, ma il suo ruolo fondamentale è anche compositivo: il teatro contribuisce alla costruzione della grande scena ed entra in rapporto con l’acqua e con l’Acropoli posta sul lato opposto.

L’Acropoli
L’Acropoli è probabilmente l’immagine più riconoscibile della Città Buzziana. Buzzi vi concentra citazioni e trasformazioni di monumenti appartenenti a epoche e luoghi diversi.
Non si tratta di copie archeologiche. Gli edifici vengono ridotti di scala, deformati, compenetrati, sovrapposti e trasformati in un unico organismo scenografico. Le fonti riconoscono richiami al Partenone, Colosseo, Tempio di Vesta, Torre dei Venti, piramide, torre campanaria e arco di trionfo; altre descrizioni comprendono anche il Pantheon o identificano diversamente alcuni frammenti.
Per questo motivo non è corretto ridurre l’Acropoli a un elenco rigidamente stabilito di «sette edifici». La cifra sette è documentata soprattutto per il sistema dei teatri, mentre la lettura dei singoli frammenti dell’Acropoli varia nella bibliografia.
L’Acropoli va quindi interpretata come una montagna artificiale di architetture: una condensazione della memoria architettonica occidentale trasformata in scena.
Il grande occhio
Tra gli elementi più evidenti del sistema scenografico compare il grande occhio. Il motivo dello sguardo ritorna in più punti e ha ricevuto interpretazioni differenti: conoscenza, coscienza, visione interiore, rapporto tra osservatore e osservato.
L’elemento architettonico è documentato; le sue diverse spiegazioni simboliche appartengono invece alla storia critica dell’opera e non devono essere trasformate in un’unica interpretazione obbligatoria.
La Grande Madre e le forme antropomorfe
La grande figura femminile indicata nelle fonti come Grande Madre, Gigantessa o Madre Terra mostra uno dei procedimenti caratteristici di Buzzi: corpo e costruzione cessano di essere categorie separate.
La figura non è semplicemente una statua collocata davanti a un edificio. Diventa parte dell’architettura stessa. Lo stesso principio ricorre in altri punti della città, dove parti anatomiche, rocce, vegetazione e strutture geometriche vengono fuse in un unico organismo.
La Casa Capitello
La Casa Capitello porta all’estremo l’alterazione della scala. Un elemento che nell’architettura classica costituisce soltanto la parte superiore di una colonna viene ingrandito fino a diventare esso stesso costruzione.
Buzzi rompe deliberatamente la gerarchia tradizionale tra parte e insieme. Il dettaglio può diventare edificio; l’ornamento può trasformarsi in spazio.
La Balena di Giona
La Balena di Giona trasforma ancora una volta una figura simbolica in esperienza fisica. La grande bocca diventa passaggio e il visitatore è chiamato ad attraversarla.
Le letture iniziatiche hanno interpretato questo attraversamento come discesa, morte simbolica e successiva trasformazione. La struttura del percorso rende plausibile questa lettura, che rimane tuttavia un’interpretazione e non una spiegazione univoca fissata da un unico documento di progetto.
La Torre della Meditazione e della Solitudine
La Torre della Meditazione e della Solitudine assume la forma di una gigantesca colonna spezzata. Il riferimento più frequentemente richiamato dagli studi è la Colonne détruite del Désert de Retz, il giardino realizzato nel XVIII secolo a Chambourcy, nei pressi di Parigi.
Qui emerge un principio essenziale della Scarzuola: la rovina non è soltanto ciò che rimane dopo la distruzione di un edificio. Può essere progettata direttamente. La torre nasce già come frammento.
La Scala della Vita
Nel sistema di discese e risalite assume un ruolo importante la Scala della Vita. La progressione spaziale diventa anche esperienza simbolica: il significato non è affidato a una semplice iscrizione, ma al corpo del visitatore che scende, attraversa e torna a salire.
Flora, Pomona e il Tempio di Apollo
Il Tempietto di Flora e Pomona richiama le divinità antiche legate rispettivamente alla fioritura e ai frutti. Il Tempio di Apollo introduce invece un ulteriore riferimento al mondo classico.
Questi elementi mostrano quanto natura e architettura siano pensate insieme. Il giardino non è uno spazio rimasto libero tra gli edifici: è uno degli strumenti attraverso i quali la città prende forma.
La Torre di Babele e la Scala Musicale delle Sette Ottave
Tra le invenzioni più note compare la Torre di Babele, legata al tema biblico della costruzione smisurata e della molteplicità dei linguaggi.
Al suo interno si sviluppa la straordinaria Scala Musicale delle Sette Ottave, struttura metallica nella quale architettura e musica vengono sovrapposte. La ricerca pubblicata nel 2025 è particolarmente importante perché tra i disegni inediti conservati dagli eredi di Valentino Galli figurano proprio elaborati dedicati a questa scala.
Uno degli elementi più fantastici della Città Buzziana può quindi essere ricondotto anche a una documentazione concreta di cantiere e al lavoro di un artigiano di Montegiove.
Il Teatro delle Acque
Nel Teatro delle Acque, indicato anche come Teatro Acquatico o delle Naumachie, l’acqua diventa materiale architettonico. Riflette gli edifici, li raddoppia, altera la percezione delle distanze e introduce movimento in una costruzione altrimenti immobile.
È un principio che collega la Scarzuola alla grande tradizione del giardino italiano, ma che Buzzi inserisce nella propria macchina teatrale.

L’Hypnerotomachia Poliphili
Tra le fonti culturali della Scarzuola, nessuna è citata con la stessa frequenza dell’Hypnerotomachia Poliphili, pubblicata a Venezia da Aldo Manuzio nel 1499 e tradizionalmente attribuita a Francesco Colonna.
Il protagonista Polifilo attraversa in sogno foreste, rovine, edifici fantastici, giardini, templi, porte e luoghi simbolici alla ricerca di Polia. Per Buzzi questo universo offriva un repertorio quasi inesauribile: architettura fantastica, giardino, rovina, eros, sogno, labirinto e conoscenza potevano convivere nello stesso racconto.
Le tre porte, il Vascello di Polifilo e altri elementi rendono evidente questo rapporto. Sarebbe tuttavia sbagliato ridurre l’intera Scarzuola a una semplice traduzione in pietra del libro. Gli studi più recenti insistono sulla pluralità delle fonti e sul carattere continuamente modificato del progetto.
Serlio e il teatro rinascimentale
Sebastiano Serlio costituisce un’altra presenza fondamentale. Buzzi studiò le sue architetture e soprattutto il rapporto tra città e scena teatrale. A Serlio si affiancano Peruzzi, Palladio e Scamozzi.
Il riferimento non consiste soltanto nella citazione di singole forme. È soprattutto un metodo: usare l’architettura per costruire una scena nella quale prospettiva, dimensione apparente, sovrapposizione degli edifici e posizione dell’osservatore vengono controllate come in una rappresentazione teatrale.
Piranesi, il capriccio e l’architettura immaginata
Nel patrimonio figurativo di Buzzi rientrano anche la cultura della rovina e dell’architettura immaginaria, con riferimenti a Giovanni Battista Piranesi e alla tradizione del capriccio architettonico.
Nel capriccio elementi plausibili vengono ricombinati in uno spazio che non deve corrispondere a un luogo reale. Buzzi compie un passo ulteriore: prende un genere tradizionalmente affidato al disegno o alla pittura e lo costruisce. La Città Buzziana diventa così un capriccio tridimensionale e percorribile.
Villa Adriana, Villa d’Este, Bomarzo e il giardino italiano
La Scarzuola appartiene anche alla lunga storia del giardino italiano. Tra i precedenti richiamati dalla letteratura compaiono Villa Adriana, per la molteplicità di edifici e memorie dell’antico; Villa d’Este, per l’impiego scenografico dell’acqua e per la Rometta di Pirro Ligorio; il Sacro Bosco di Bomarzo, per il rapporto tra architettura, mostro, sorpresa e natura; e Villa Lante.
A questi modelli si affiancano esempi internazionali, fra cui il Désert de Retz e altri giardini nei quali rovina, pittoresco e architettura fantastica diventano parte dello stesso percorso.
Il Neomanierismo
L’attuale sito ufficiale della Scarzuola individua nel Neomanierismo il linguaggio più adatto a descrivere la libertà compositiva di Buzzi.
Molti procedimenti derivano da una deliberata violazione della regola: scale dirette in più direzioni, allungamenti, sproporzioni, edifici sovrapposti, frammenti classici deformati, mostri, strutture antropomorfe, passaggi che cambiano improvvisamente dimensione, rovine costruite come rovine, elementi ornamentali trasformati in edifici.
La regola classica è conosciuta e proprio per questo può essere deformata.
Il tufo
Il materiale che maggiormente caratterizza la Città Buzziana è il tufo. Il Ministero della Cultura ne sottolinea l’importanza nell’unificare materialmente e cromaticamente una composizione volutamente eterogenea.
Buzzi utilizza il tufo in forme differenti: murature, superfici rustiche, colonne, capitelli, cornici, sculture, frammenti apparentemente antichi. La pietra permette alle costruzioni nuove di apparire immediatamente come se possedessero già una storia.
Ferro, vetro e acqua
Accanto al tufo compaiono laterizio, ferro, vetro e acqua. Il ferro assume particolare importanza nelle scale, nei cancelli e nelle strutture realizzate dalle maestranze specializzate. Gli elementi trasparenti introducono un materiale volutamente diverso rispetto alla massa opaca della pietra. L’acqua riflette e moltiplica l’architettura.
La vegetazione come parte del progetto
La vegetazione non costituisce un semplice sfondo. È progettata insieme agli edifici. Siepi e pergolati possono comportarsi come muri; alberi e cipressi diventano colonne, quinte e fondali; aperture nel verde inquadrano porzioni di architettura.
Il verde introduce inoltre qualcosa che la pietra non possiede da sola: il tempo biologico. Le piante crescono, cambiano, muoiono, vengono sostituite. La città non appare mai esattamente uguale a se stessa.
Il tempo e la rovina
Uno dei temi più profondi della Scarzuola è il tempo. Buzzi non progettò soltanto forme nello spazio, ma anche il modo in cui quelle forme avrebbero potuto essere trasformate dall’invecchiamento dei materiali, dalla crescita delle piante, dall’acqua, dall’erosione e dalla patina.
Per questo motivo rovina e progetto non sono termini opposti. In numerosi punti la rovina è già presente nell’idea iniziale.
Il non-finito
Alla morte di Buzzi nel 1981 diverse parti della città non erano concluse. Sarebbe però riduttivo spiegare l’incompiutezza soltanto con l’interruzione del cantiere.
Disegni, scritti e studi critici mostrano che il non-finito appartiene alla poetica stessa dell’opera. Nel 2026 Alfonso Ippolito ha definito la Scarzuola come una sorta di rovina-giardino anticipata: un organismo intenzionalmente esposto all’azione del tempo, nel quale l’incompiuto non rappresenta un fallimento ma una componente del progetto.

Un’autobiografia in pietra
La Scarzuola è stata spesso descritta come una autobiografia in pietra. La definizione è efficace perché nella città confluiscono gli architetti studiati da Buzzi, i luoghi visitati, la sua esperienza di arredatore e designer, l’amore per la musica, il teatro, la letteratura, il giardino, l’antico e il disegno.
Non rappresenta una singola teoria. È la sedimentazione di una vita professionale e intellettuale.
Simboli e interpretazioni: una distinzione necessaria
La Scarzuola è ricchissima di simboli, ma per leggerla correttamente è necessario distinguere almeno tre livelli.
- Elementi documentati: nomi dati da Buzzi alle architetture, disegni, iscrizioni, riferimenti espliciti a Polifilo, alla mitologia, a Serlio, al teatro e alla città ideale.
- Interpretazioni storico-critiche: letture ermetiche, iniziatiche, alchemiche, psicoanalitiche o massoniche proposte da diversi studiosi. Sono importanti, ma non sempre coincidenti.
- Lettura e trasmissione successiva: il lavoro di interpretazione e conservazione svolto da Marco Solari sulla base della conoscenza diretta di Buzzi, dei disegni e del complesso.
La Scarzuola non possiede quindi un unico «codice segreto» definitivamente decifrato. La sua ricchezza consiste proprio nella sovrapposizione di molteplici livelli di lettura.
Dopo Tomaso Buzzi: Marco Solari
Dopo la morte di Tomaso Buzzi, nel 1981, la Scarzuola passò al nipote ed erede Marco Solari. Il Politecnico di Torino lo indicava ancora nel 2025 come proprietario della tenuta.
Solari ha svolto un ruolo determinante nella conservazione, nel recupero e nella prosecuzione di alcune parti del complesso, facendo riferimento alla documentazione lasciata dall’architetto.
È però opportuno usare con cautela il verbo «completare». Alcune strutture sono state effettivamente proseguite o realizzate sulla base dei disegni di Buzzi, ma l’incompiutezza costituisce contemporaneamente uno dei caratteri fondamentali dell’opera. È quindi più corretto parlare di prosecuzione, interpretazione, conservazione e tutela.
La Fondazione La Scarzuola – Tomaso Buzzi E.T.S.
Nel 2025 è stata costituita la Fondazione La Scarzuola – Tomaso Buzzi E.T.S..
Tra le finalità dichiarate figurano la tutela dell’opera architettonica di Buzzi, dell’archivio, degli scritti e delle opere artistiche conservate alla Scarzuola; la promozione degli studi sulla figura dell’architetto; la tutela del suo nome e delle sue opere; la conservazione della chiesa e del convento francescano.
La costituzione della Fondazione rappresenta una nuova fase nella storia del complesso, sempre più considerato non soltanto come luogo visitabile ma come patrimonio architettonico, archivistico e documentario da studiare e conservare.
Le campagne di rilievo del Politecnico di Torino
Nel dicembre 2025 il Team DIRECT del Politecnico di Torino ha condotto per la prima volta una campagna sistematica di rilievo della Città Buzziana, nell’ambito di un protocollo di collaborazione tra il Dipartimento di Architettura e Design e la Fondazione.
Sono state integrate tecniche differenti: rilievo topografico con stazione totale e GNSS, laser scanner terrestre, sistemi mobili SLAM, camere a 360° e fotogrammetria da drone. Lo scopo è la costruzione di un modello tridimensionale georeferenziato del complesso, utile per documentazione, conservazione e valorizzazione.
Nel 2026 il Team DIRECT è tornato alla Scarzuola per proseguire la campagna di rilievo 3D e documentazione. L’iniziativa conferma la crescente attenzione scientifica verso il complesso e apre nuove possibilità di confronto tra disegni storici, strutture costruite e trasformazioni successive.
Una ricerca ancora aperta
La Scarzuola non è un’opera della quale tutto sia stato definitivamente chiarito. Negli ultimi anni nuove ricerche stanno aggiungendo dati importanti.
- nel 2025 Barlozzini e Lanfranchi hanno pubblicato lo studio sui disegni inediti legati agli artigiani del cantiere;
- nel 2025 Daniel Gethmann e Petra Eckhard hanno pubblicato online lo studio Peripheral city: Tomaso Buzzi’s La Scarzuola, poi apparso nel volume 31 del Journal of Architecture nel 2026;
- nel 2026 Alfonso Ippolito ha pubblicato La Scarzuola di Tomaso Buzzi. Dall’Idea alla Costruzione;
- nel 2025-2026 il Politecnico di Torino ha avviato campagne sistematiche di rilievo 3D;
- nel 2026 la Fondazione ha istituito un premio dedicato alle tesi universitarie su Tomaso Buzzi.
La conoscenza scientifica della Città Buzziana è quindi ancora in evoluzione.
La Scarzuola e Montegiove
La Città Buzziana non può essere separata completamente dal luogo nel quale è nata. Buzzi scelse una valletta appartata delle campagne di Montegiove e trasformò la conformazione naturale del terreno in parte integrante della propria architettura.
Il bosco diventa fondale, i pendii diventano cavee e terrazze, la vegetazione entra nelle quinte sceniche. La documentazione relativa a Valentino Galli mostra inoltre che il rapporto con Montegiove non fu soltanto paesaggistico: alcune delle architetture più complesse della Scarzuola furono rese possibili anche dal lavoro delle maestranze locali.
La Scarzuola è quindi contemporaneamente un’opera di Tomaso Buzzi di rilevanza nazionale e internazionale e un’opera profondamente radicata nel territorio di Montegabbione e Montegiove.

Cronologia essenziale
- 30 settembre 1900 – Tomaso Buzzi nasce a Sondrio.
- 1923 – Si laurea in architettura al Politecnico di Milano.
- 1927 – Partecipa alla fondazione de Il Labirinto.
- 1928 – Inizia la collaborazione con Domus.
- 1932-1934 – Attività con la vetreria Venini.
- 1956-1957 – Acquisizione della Scarzuola; le fonti autorevoli divergono di un anno.
- 1958 – Inizio convenzionale della progettazione della Città Buzziana secondo il Ministero della Cultura.
- Anni Sessanta-Settanta – Costruzione, varianti, ampliamenti e continua elaborazione del progetto.
- 1978 – Termine convenzionale della fase di esecuzione indicato dal Ministero della Cultura.
- 16 febbraio 1981 – Tomaso Buzzi muore a Rapallo.
- Dal 1981 – Marco Solari prosegue la tutela e la realizzazione di parti del complesso sulla base della documentazione di Buzzi.
- 2025 – Costituzione della Fondazione La Scarzuola – Tomaso Buzzi E.T.S.
- 2025 – Pubblicazione dello studio di Barlozzini e Lanfranchi sui disegni inediti legati alle maestranze.
- 2-5 dicembre 2025 – Prima campagna di rilievo del Team DIRECT del Politecnico di Torino.
- 2026 – Seconda fase delle campagne di rilievo e documentazione del Politecnico di Torino.
- 2026 – Pubblicazione dello studio di Alfonso Ippolito La Scarzuola di Tomaso Buzzi. Dall’Idea alla Costruzione.
Fonti e bibliografia
BUZZI, Tomaso, scritti e appunti raccolti in Enrico Fenzi (a cura di), Tomaso Buzzi. Lettere Pensieri Appunti 1937-1979, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2000.
Buzzinda. La città buzziana a Montegabbione, Terni, 2003.
IPPOLITO, Alfonso, «La Scarzuola: il “sogno di pietra” di Tomaso Buzzi», in Disegnare. Idee, immagini, n. 30, 2005.
BOTTINI, Stefano; NICOLETTI, Marco, Scarzuola. Il sogno ermetico di Tomaso Buzzi, Perugia, 2007.
CASSANI, Alberto Giorgio (a cura di), Tomaso Buzzi. Il principe degli architetti 1900-1981, Electa, Milano, 2008.
SPINELLI, Luigi, «Sette teatri e un convento francescano nella città ideale di Tomaso Buzzi», Domus, n. 945, 2011.
IPPOLITO, Alfonso et al., studi di rilievo e rappresentazione della Scarzuola, 2012 e anni successivi.
BELARDI, Paolo, «Buzzinda. La città ideale di Tomaso Buzzi a Montegabbione», in NAU. Novecento Architettura Umbria, Il Formichiere, Foligno, 2014, pp. 130-133.
IPPOLITO, Alfonso, La Scarzuola tra idea e costruzione. Rappresentazione e analisi di un simbolo tramutato in pietra, Sapienza Università Editrice, Roma, 2018.
BARLOZZINI, Piero; LANFRANCHI, Fabio, «Tomaso Buzzi alla Scarzuola. Analisi di alcuni disegni inediti», in ÈKPHRASIS. Descrizioni nello spazio della rappresentazione, FrancoAngeli, 2025, pp. 217-240, DOI 10.3280/oa-1430-c769.
GETHMANN, Daniel; ECKHARD, Petra, «Peripheral city: Tomaso Buzzi’s La Scarzuola», The Journal of Architecture, vol. 31, n. 2, 2026, pp. 321-344; pubblicato online il 15 ottobre 2025.
IPPOLITO, Alfonso, «La Scarzuola di Tomaso Buzzi. Dall’Idea alla Costruzione», in Il giardino italiano del Novecento. Storia, modernità, identità, Roma, 2026, pp. 161-172.
Risorse istituzionali
- Ministero della Cultura – Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi.
- Ministero della Cultura – Atlante dell’architettura contemporanea.
- Fondazione Giorgio Cini, documentazione su Tomaso Buzzi.
- Fondazione La Scarzuola – Tomaso Buzzi E.T.S..
- Politecnico di Torino – Team DIRECT, campagna di rilievo 2025.
- Sapienza Università di Roma – Barlozzini e Lanfranchi, disegni inediti, 2025.
- Sapienza Università di Roma – Alfonso Ippolito, 2026.
Pagine collegate
- La Scarzuola – Il Convento
- Cosa visitare nel Comune di Montegabbione
- Cammino nelle Verdi Terre – Tappa 4, La Via dei Monti
Testo aggiornato al 30 settembre 2026.